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26/04/2005
Cultura e identità
Amor per la nostra lengua e cultura locala. Ma minga domà folklore.
Amore per la nostra lingua e cultura locale. Ma non solo folklore.
Anca quand se parla de cultura ghe sont pont de vista different
Anche quando si parla di cultura, esistono punti di vista differenti
Vorrei che sia chiarito un punto, con il mio articolo non ho mai attaccato ne il lavoro della commissione ne il lavoro della biblioteca. Come da tutti ben noto la nostra Biblioteca è molto frequentata e anche apprezzata. L’articolo, volutamente provocatorio, pubblicato sui “Quatter Foeuj”, voleva rimarcare il fatto che, anche quando si parla di cultura, esistono punti di vista differenti. Certo nel 1931 le veline censuravano così la nostra letteratura locale: “L’incoraggiamento alla letteratura dialettale è in contrasto con le direttive spirituali e politiche del regime”, ed oggi non è quasi più così. Però, le cose non migliorano da sole, e la mentalità infusa allora non è ancora del tutto sopita. Nel resto dell’Europa, queste difficoltà sono state superate ed è quindi normale guardare a nazioni come la Bretagna, la Scozia e la Catalogna.

Parlavamo di punti di vista: il mio è quello identitario. In una società globalizzata, dove sono i palinsesti televisivi a farla da padrone, il valore aggiunto, che tutti i popoli devono portare, è la loro tradizione, la loro lingua e la loro cultura. Come possiamo affrontare il mondo e gli altri senza conoscere noi stessi ? Quali storie racconteremo ai nostri vicini se non quelle che i nostri nonni ed i loro hanno già raccontato? Varrebbe veramente la pena di attraversare il mondo per vedere chiunque? Senza una forte inversione di tendenza. Le nostre discussioni non saranno altro che la ripetizione a pappagallo di frasi sentite in televisione. Bè, a dire il vero, questo succede già. Come si può infondere nei giovani il rispetto delle altre culture se non amiamo la nostra? Come possiamo dire di amare una cosa se il nostro sentimento non è duraturo, ma è invece altalenante e sfuggente? No, questo non sarebbe amore. Certo porsi degli obbiettivi a medio e lungo termine in una piccola biblioteca come la nostra non è facile, ma non è neanche una sfida impossibile. Però leggere che introdurre nelle scuole la lingua milanese creerebbe “confusione” o che esporre la poesia “Rivi de Barlassina appena adess” sia poco edificante, esprime, non la paura, ma l’assoluta mancanza di un “amore” vero per la nostra cultura. C’è inoltre da chiedersi se si stia parlando seriamente quando si ritiene offensiva la poesia del Porta per il riferimento agli “asen” di Barlassina. Ma come ? La manifestazione più riuscita ed apprezzata del nostro comune è proprio la “cursa di Asnitt” ? Forse qualcuno se ne vergogna e la ritiene poco edificante, io no.

Ed infine, sono contentissimo del fatto che si sia potuto dibattere di cultura partendo da un articolo scritto interamente in lingua milanese. Non solo folklore quindi.

Paolo Pozzoli
Segretario
Sezione di Barlassina


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Quatter Foeuj (version alfa)